Archeologia Industriale
Lavoro e memoria: quando l’industria costruiva città
Poche province in Italia hanno lasciato tracce di storia industriale così leggibili e concentrate come il vicentino. Schio è il cuore di questo percorso: intorno al 1870 era la capitale dell’industria tessile italiana, la “Manchester d’Italia”, grazie all’imprenditore Alessandro Rossi che costruì non solo fabbriche ma un intero modello sociale con quartieri operai, scuole e giardini. La Fabbrica Alta del 1862 — cinque piani progettati dall’architetto belga Auguste Vivroux — è ancora lì, a dominare il centro storico come una cattedrale industriale. Il Museo all’aperto di Archeologia Industriale dell’Alto Vicentino connette lanifici, mulini, filande e centrali idroelettriche della Val Leogra in un itinerario di grande valore storico.
A Valdagno la Città Sociale voluta da Gaetano Marzotto nel Novecento racconta un capitalismo paternalistico che ha plasmato l’urbanistica di un’intera città: case operaie, impianti sportivi, asili e il Museo delle Macchine Tessili (MuMaT) che conserva i macchinari originali della produzione laniera ancora in funzione per i visitatori.